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The Legend is Born – Ip Man (葉問前傳) – Recensione Film

The Legend is Born – Ip Man, uscito nel 2010, è un prequel dei precedenti Ip Man e Ip Man 2 interpretati da Donnie Yen e fa riferimento ad un arco temporale che va dal 1905 al 1929. Nel ruolo di Ip Man questa volta ci sarà il più giovane campione mondiale di Kung Fu di Hong Kong, Dennis To Yu-Hang.

Trama

il film racconta i primi 25 anni di vita del leggendario maestro di Wing Chun Ip Man durante i quali possiamo assistere al suo percorso formativo che gli hanno permesso di diventare una leggenda delle arti marziali. In questo periodo il Giappone cominciava a gettare le basi per la successiva invasione Cinese. La vita di Ip Man inizia a Foshan (Cina) dove si avvicina al Wing Chun insieme al fratello adottivo Ip Tin-chi e l’amica Lee Mei-wai, sotto gli insegnamenti di Chan Wah-shun (Sammo Hung) e Ng Chung-Sok (Yuen Biao). Per approfondire gli studi intelettuali ed imparare l’inglese, trascorre tre anni in un college ad Hong Kong, qui incontra il maestro Leung Bik (interpretato da Ip Chun, figlio maggiore del vero Ip Man). Dall’incontro con il maestro si rende conto che il Wing Chun tradizionale è un’arte marziale incompleta, ma che può essere integrata con varianti prese dal wrestling ed altre arti marziali. Il film non manca di combattimenti ad alto livello, inseriti armonicamente nel contesto, con prevedibile combattimento all’ultimo sangue con il cattivo di turno.

Critica

La vita di Ip Man è evidentemente romanzata per renderla forzatamente cinematografica, ad esempio l’aggiunta del fratello adottivo Ip Tin-chi e relativi sviluppi della trama. Nel film si avverte l’orgoglio nazionalista e dimostrare che i Cinesi non erano la razza debole dell’Asia come propagandavano gli invasori Giapponesi. Come già accennato il film è ricco di combattimenti  ad alto livello cinematografico, permessi dalla bravura indiscussa degli attori che prima di tutto sono i massimi esperti in materia di combattimento. Si avverte però un uso eccessivo dei cavi di sostegno per enfatizzare i voli e le cadute degli attori, inizialmente usato occasionalmente, per poi abusarne con il progredire del film.

Si potrebbe dividere il film in due parti, la prima che illustra lo spirito e l’evoluzione del Wing Chun visto come uno stile di vita. La seconda parte, dopo il ritorno da Hong Kong, è puramente d’azione con un pizzico di giallo imperniato sul fratello adottivo Ip Tin-chi. Da un iniziale film biografico su Ip Man, si passa ad un banale film di azione con scene improbabili, immancabili Ninjia e inspiegabili potenziamenti di alcuni personaggi.

Come in ogni film di azione, è stato inserito un”cattivone” finale, ma che non si integra nel contesto del film in quanto risulta improbabile e alquanto deludente.

Conclusioni

Buoni presupposti all’inizio, per poi degenerare in seguito con l’inserimento di elementi inadatti alla trasposizione in film della vita di Ip Man.
La visione è quindi tutto sommato consigliata agli amanti del genere per la tecnica dei combattimenti (cavi di sostegno a parte), peccato per le forzature presenti nella seconda parte del film.

Pro

+ Combattimenti ai massimi livelli

Contro

– Uso eccessivo dei cavi

– Seconda parte del film improbabile

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