Sony, 20.000 leghe sotto i mari

Più o meno è quello che vorrebbero fare i vertici Sony da Pasqua ad oggi, comprare un sottomarino e andare a nascondersi ad Atlantide per tutto quello che sta accadendo ai servizi online di questa azienda.
Tutto ha inizio con la sentenza che Sony ha intentato a GeoHotz, famoso hacker che per primo ha creato un custom firmware in grado di far avviare programmi sviluppati senza licenza ufficiale. Nonostante la spocchia degli avvocati Sony fosse molto pesante e poco sostenibile, non sono riusciti proprio a farsi digerire quando hanno cominciato a riconsiderare le libertà di ogni cittadino nell’acquisto dei loro prodotti, affermando più volte che la Playstation 3 è un roba che tu la compri con i tuoi sudati soldi ma che rimane di loro proprietà e quindi non puoi farci veramente niente perchè violi la famosa EULA che nessuno sapeva cosa fosse fino ad oggi. Tra critiche ed accuse pesanti in giro per la rete, i primi a muoversi sono stati gli Anonymous, che hanno attaccato e mandato per qualche ora offline il servizio Playstation Network esultando come esagitati e poi scusandosi con gli utenti Sony per i disagi creati.
E’ qui che inizia la nostra piccola storia: cavalcando l’onda di dissenso, un gruppo di hacker che non hanno rivendicato l’azione hanno deciso di attaccare i server Sony mandandoli offline (ma guarda un pò), giocando un pò con il ridicolo sistema di protezioni e trafugando dati sensibili da 77 milioni di utenti sparsi per il mondo. A 13 giorni dall’inizio dell’attacco (data odierna in cui scrivo) la Sony ha dimostrato di non essere in grado di proteggersi da attacchi del genere con armi efficaci, si è appoggiata ad un’altra azienda specializzata in sicurezza informatica per mettere in sicurezza il servizio e sviluppare sistemi di protezioni più efficaci, ha dovuto affermare con un comunicato ufficiale il furto di dati sensibili (quando lo si fa e quando sono giapponesi a farlo vuol dire che aveva la merda ai soffitti dei propri palazzoni) ed ha dato inizio al programma “Welcome Back” per scusarsi con l’utenza Sony che ad oggi non ha la sicurezza di aver sicuri i dati della propria carta di credito o no e non sa che fine faranno gli altri dati legati all’account.
Festa finita per gli hacker che hanno attaccato la piattaforma di Sony? No, certo che no, ieri hanno attaccato la piattaforma per PC di Sony Online Entertainment mandando anche questa offline e causando problemi a più di 13,000 utenti non sapendo ancora se subiranno la stessa sorte di coloro che avevano il profilo su Playstation Network.
Morale della favola: siamo sulla sfiga avanzata, siamo sul ridicolo invadente, siamo di fronte ad una azienda che nel campo videoludico è stato l’emblema della spocchiosità e sbruffonaggine per 15 anni buoni ed oggi in meno di un mese si trova a 90 con le mutande rosse calate a lasciare entrare camion di insulti a 360 gradi per essere, insieme a quasi tutte le aziende e banche che operano nel settore informatico con servizio e altro, dei grossi giganti di argilla sprovveduti di fronte ad attacchi provocati da professionisti e non i soliti bambini che vogliono un pò di notorietà. Il più grande problema che avremo in futuro, in fatti, non saranno gli attacchi informatici, ma l’illusione che se si è così bravi a sviluppare una tecnologia, si è bravi anche a controllarla (EPIC FAIL!).

5 Comments

on “Sony, 20.000 leghe sotto i mari
5 Comments on “Sony, 20.000 leghe sotto i mari
  1. Il problema è grave, però sinceramente non ho ancora capito se il codice di sicurezza a 3 cifre della postepay veniva salvato su questi server o solo verificato al momento della registrazione carta. Ci sarebbe una bella differenza in termini di sicurezza.

  2. effettivamente la sony ha dimostrato di essere ing rado di fare cappelle belle grosse…leggevo infatti che sono riusciti nel JB della PS£ solo perchè un punto del sistema operativo della PS anziche generare un numero casuale generava sempre lo stesso…però c’è da dire sul problema della sicurezza del PSN che ok sony ha toppato con le protezioni…ma quelli da insultare veramente sono le teste di cazzo che fanno attacchi informatici di tale portata…

  3. Se non ci fossero infiltrazioni informatiche, non ci sarebbero persone che studiano protezioni informatiche e migliorano la sicurezza di queste piattaforme. Un conto è avere una 50ina di hacker che rubano account per rivederli alla stessa Sony o per fare qualche spesa con le loro carte di credito, un conto è avere associazioni terroristiche in grado di infiltrarsi in sistemi bancari, rubare soldi e riciclarli nel mercato di armi e altre cose…
    Cerchiamo di essere più oggettivi, meno male che il più grande problema per il PSN era di non poter giocare a CoD per due settimane.

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