Recensione: Onechanbara: Bikini Samurai Squad

Il titolo sviluppato da Tamsoft, uscì nella sua prima versione come titolo budget su PS2 sotto la linea “Simple 2000 series” (dove 2000 sta per il prezzo in yen). Successivamente il gioco, visto il successo, è stato portato su cellulari, su Xbox 360, su Nintendo Wii e su PSP. Nel 2009 è stato fatto anche un lungometraggio che fa da prequel ai fatti che accadono nella versione da noi analizzata.

Onechanbara è un action piuttosto atipico per le situazioni in cui ci ritroveremo, partendo dalla protagonista intenta a combattere orde di zombie in bikini, cappello e stivali da cowboy, per arrivare ad improbabili trasformazioni, individui in nero immuni a proiettili ed altro ancora. Non nascondiamo, quindi, che Onechanbara sia prima di tutto un gioco trash a prima vista scarso, che rivela qualche chicca in grado di farsi provare, nonostanze le varie carenze tecniche.
La trama del gioco vede le sorelle Aya e Saki nel loro appartamento  nella città di Tokyo, dalla televesione vengono a conoscenza dell’attacco a sorpresa di un orda di zombie che sta distruggendo la città. Le due decidono, quindi, di entrare in azione per debellare l’infezione.
Da qui in poi le katane delle due sorelle fenderanno e squarceranno migliaia di zombie per scoprire chi sta dietro a questa infestazione e qual è il suo scopo. Durante la nostra avventura faremo la conoscenza anche di Anna, altra presenza femminile in grado di maneggiare doppie pistole o una combo fra fucile a pompa e mitragliatrice.

Onechanbara è un prodotto che già dall’uscita in occidente si dimostra vecchio su tutti gli aspetti.
La grafica di gioco si avvicina più alla scorsa generazione, con textures poco definite, un effetto blur per coprire l’aliasing e ambienti pressoché vuoti e ricchi di caricamenti.
Non c’è da soffermarsi molto neanche sul comparto sonoro, che risulta quasi anonimo ma abbastanza orecchiabile, poche tracce “rockeggianti” e nient’altro.
Il doppiaggio, invece, sembra più ispirato anche se per un gioco del genere, con le tematiche che affronta, questo aspetto viene accantonato facilmente.
Per continuare la rassegna delle critiche ci troviamo di fronte ad un sistema di collisioni vagamente sviluppato, con bug sparsi più o meno in quasi tutti i livelli. In un livello utilizzeremo una moto sportiva, un esperimento forse interessante ma totalmente da dimenticare visto il sistema di guida poco realistico e il sistema di collisioni molto scarso.
L’aspetto che più di tutti mi ha colpito, invece, è stato il sistema di gioco: anche se partiamo da meccaniche vecchie per arrivare comunque a implementazioni vecchie, il sistema di combo basato su voti e sul tempismo sembra funzionare egregiamente.
L’aspetto che molti non prendono in considerazione di questo gioco è sicuramente la tempistica nelle combo: nella catena della combo, a seconda del tempo tra una pressione del tasto e l’altra, si possono fare semplici combo o, premendo con il giusto tempo, le cosiddette cool combo.
Queste combo, evidenziate dalle animazioni che sottolineano lo spostamento d’aria, provocano più danni e sono le uniche in grado di abbattere le Nuvole di Sangue che si trovano sparse per i livelli.
Un altro aspetto inizialmente irrilevante è la limitazione agli oggetti: ogni oggetto viene rilasciato dagli zombie ed ha una quantità massima: 3 per le gemme di cura, di potenza, di rapidità o di 1 per le gemme di recupero o per le collane che rendono invincibili il personaggio.
Anche questo aspetto sicuramente non innovativo, porta il giocatore a sfruttare al massimo i propri oggetti, creando tattiche intorno ad essi ed intorno alla modalità Rampage.
La modalità Rampage si attiva quanto un personaggio ha troppo sangue addosso: segnalata con una pulsazione dell’avatar sull’HUD del gioco, il personaggio controllato dal giocatore si trasforma diventando una specie di demone dalla potenza mostruosa, in grado di sconfiggere qualsiasi mostro e di infliggere più danni rispetto al normale. Questa modalità, però, porta al prosciugamento graduale della barra della vita fino alla morte del personaggio.
Il giocatore, quando ne è in grado, può costruire tattiche anche tra il personaggio in Rampage e un altro personaggio non in Rampage nella suo team, cambiando uno o l’altro a seconda della situazione.
Contro i boss di fine livello esiste una modalità Clear che permette di evitare un attacco e di contrattaccare: la modalità si attiva mentre il personaggio subisce un effetto di rallentamento, in questo piccolo lasso di tempo premendo il tasto X possiamo contrattaccare con un attacco critico in grado di levare 3 o più barre di energia a seconda del livello di esperienza.
Lo status dei personaggi si divide in Skill, Vitality, Power e Reach (Gun per le statistiche di Anna). Il primo parametro si riferisce alla quantità di combo da effettuare, più è alta e più colpi possiamo fare nelle combo; il secondo parametro si riferisce chiaramente alla lunghezza della vita.
Il terzo è riferito alla potenza del danno inflitto dalle armi e l’ultimo parametro riguarda la velocità del personaggio.
La modalità Storia può essere completata in circa 7-8 ore di gioco a difficoltà normale, poi è rigiocabile anche a difficoltà più alte come difficile, estrema o berserk.
Le statistiche dei personaggi sono compatibili anche nella modalità Survival e Free Play rendendo, per nostra fortuna, ogni partita buona per aumentare il livello dei personaggi.
La modalità Survival  si divide in livelli, ogni livello prevede un certo numero di respawn di zombie, l’unico modo per proseguire nei livelli è uccidere tutti gli zombie. Dopo ogni tot livelli ci sarà lo scontro con un boss del gioco. Gli zombie rilasceranno a terra gemme per incrementare le statistiche o pezzi di statua per rigenerarsi dal rampage.
Il gioco presenta anche una modalità Quest, dove saranno presenti circa una ventina di condizioni da soddisfare per 3 volte per sbloccare un dato obiettivo. Questa modalità, oltre ad incentivare la longevità, permette al giocatore di sbloccare oggetti per il Dress Up.
Quest’ultima modalità consiste nel creare vestiti per le nostre protagonista grazie agli oggetti che sbloccheremo durante il gioco.
Questa modalità, a mio avviso, risulta poco utile perché l’editor risulta scarno, con pochi oggetti e poche varianti di vestiti.

Conclusioni:
Ci sono tanti giochi mediocri, ma pochi che siano così ambigui da dividere in due critica e giocatore medio. Onestamente Onechanbara ha un lato tecnico molto imbarazzante, sicuramente non all’altezza di altre produzioni comunque mediocri, però, e c’è sempre un però, può essere un gioco assai piacevole e capace di rubare tante ore al malcapitato che deciderà anche di completarlo al 100%
Onechanbara Bikini Samurai Squad è, per noi, uno di quei giochi che va oltre voti e critiche, un gioco che potrebbe piacere, nonostante tutto, anche al più difficile hardcore gamer, se non altro per una buona dose di carne al vento.

GRAFICA: 3
SONORO: 5
GIOCABILITA’: 6
LONGEVITA’: 8
TOTALE: 6

PRO

+          Bikini, sangue e maggiorate
+          Divertente e rigiocabile
+          Trash di qualità

CONTRO
–          Grafica da incubo
–          Collissioni da incubo
–          IA da incubo

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