Momento polemico – La saga di Final Fantasy XIII

In quanto momento polemico (il primo di una lunga serie?), mi lamenterò e lo farò senza un preciso criterio: vi comunicherò tutto quello che mi passa per la testa, senza filtri. Se siete sul water e avete bisogno di una lettura interessante, eccola qui!

La vera domanda è “perché ti vuoi così male da giocare la trilogia di Final Fantasy XIII?”. La risposta è “non lo so”.
Anzi, il perché lo so benissimo: adoro il personaggio di Lightning, in tutto e per tutto. E probabilmente ho già finito i motivi… ah già, il cane da dieci poligoni, ma andiamo con ordine.

ffxiii-ps3Final Fantasy XIII lo aspettavo talmente tanto che acquistai il Blu-Ray di Final Fantasy VII Advent Children First Print Limited Edition giapponese pur di avere la demo di Final Fantasy XIII contenuta al suo interno e poterlo provare il prima possibile. Ok, effettivamente mi interessava anche il film e rivedere in azione Cloud, Tifa e Sephiroth, ma ci siamo capiti. Per essere una demo era parecchio interessante, e in fondo era solo la fase iniziale di tutorial, ma da lì a pensare che tutto il gioco sarebbe stato così, beh quello non era facilmente prevedibile.

Il gioco esce, io da bravo furbo per averlo il prima possibile lo acquisto al Day 1 giapponese e…fu una delusione su più fronti. FFXIII è piattissimo, la storia tutto sommato interessante ma raccontata male, città abitate da tre/quattro persone quando va bene e i negozi sono all’interno dei punti di salvataggio: neanche l’onore di parlare con una persona in una baracca con oggetti di dubbia provenienza. FFXIII non è un Final Fantasy “classico”, ma proprio per niente. Gireremo in questi luoghi semi vuoti andando sempre dritto (no, non è uno scherzo purtroppo), senza alcun mordente o colpo di scena particolare. Anche i personaggi lasciano a desiderare in quanto carisma, a parte Lightning, ma in questo caso ammetto di essere di parte, alla fine non è altro che la classica “super tsundere”. La difficoltà è tutto sommato normale, ma ad un certo punto un boss della storia (Barthandelus) ci darà troppo filo da torcere e ci ucciderà con molta probabilità, obbligandoci a passare qualche ora di grinding per raggiungere un livello adeguato. Tutto questo senza preavvisi o altri segnali utili, poiché fino a quel punto non erano sorti particolari problemi, semplicemente i programmatori hanno deciso che “basta, ora vi mettiamo un boss che non sarete in grado di battere, dovrete andare a grindare un po’ e così fate durare di più il gioco, ciao”. Poi beh, non dimentichiamo l’ideona del Leader del party: se quest’ultimo muore, è game over. Sì certo, le Code di Fenice ci sono anche qui, ma se il vostro Leader muore sono tutti cavolacci vostri, avete perso, punto.

Il gioco tuttavia ha anche degli aspetti positivi, come l’ottima veste grafica e la colonna sonora, quest’ultima contenente alcune delle mie tracce preferite in assoluto tra tutti i Final Fantasy.

Final Fantasy XIII-2Per qualche motivo, probabilmente “il gioco ha venduto bene nonostante tutto”, Square-Enix decide di fare addirittura un sequel. Questa volta non impersoneremo Lightning e amici, ma la sorella Serah (che nel gioco precedente abbiamo fatto di tutto per salvare), il nuovo compagno di merende Noel e i Pokémon. A differenza del prequel, qui controlleremo solo due personaggi più un mostro che vi seguirà dopo averlo “droppato” in combattimento. Bella l’idea, carina anche la storia, veste grafica sempre molto valida ma… il bilanciamento della difficoltà. Se in FFXIII era necessario fermarsi per 3-4 ore circa in totale a grindare, nel caso del sequel le cose sono andate per la strada più sbagliata possibile. Vi dico solo questo: per tutto il gioco si procede abbastanza bene (difficoltà Normale), ma verso il boss finale la difficoltà aumenta in modo esponenziale. Entrambi gli eroi impareranno sei ruoli, Occultista, Attaccante, Sentinella, Terapeuta, Sinergista e Sabotatore, e verso la fine sarete costretti a portarli praticamente tutti al livello 99 per avere le statistiche e abilità necessarie per sconfiggere il boss finale. Giocando normalmente, senza fretta, e fermandomi 2 ore circa a grindare in una città buia e tempestosa, arrivo alla zona del boss finale (Academya 500 DD), tra combattimenti con mostri dalla vita infima e semplici da battere, affiancati a combattimenti con mostri potentissimi in grado di disfare l’intero party con due zampate: qual’è il senso di questa scelta? Superati questi mostri arrivo finalmente al boss finale, ma nonostante l’utilizzo della guida, il gioco mi stava facendo capire che non ero pronto per l’ultima sfida. Il problema è che il boss in questione si presenta in quattro fasi, una più difficile dell’altra: vi dico solo che ci ho messo oltre 10 minuti per superare la prima fase, solo per essere ownato pesantemente durante la seconda. Guardando la mia attuale situazione e i requisiti per sconfiggere tutte le fasi del boss in questione, feci un rapido calcolo, per capire quanto tempo mi sarebbe servito per essere in grado di batterlo: 20 ore, forse più, di puro e frustrante grinding. Inutile dire che a quel punto mi sono visto l’ultima ora di gioco su YouTube (e poi dicono che gli YouTuber non servono a niente). Il ragazzo in questione aveva quattro ruoli su sei a livello massimo per ogni personaggio, molto alti invece i ruoli rimanenti, e nonostante tutto ha quasi rischiato di fare game over due/tre volte durante l’ultima fase della Boss Battle. Datemi retta, potete essere masochisti quanto volete, ma se state veramente giocando questo gioco, arrivate al boss finale e vedete che proprio non ce la fate alla seconda fase, allora lasciate perdere e vedetevi la Boss Battle + epilogo direttamente su YouTube come ho fatto io, non mi vergogno di dirlo.

A parte la parentesi difficoltà, le migliorie ci sono state, vediamo più persone in giro, i mondi sembrano un po’ più vivi, ma l’impennata esagerata delle difficoltà (o la necessità di decine di ore di grinding, a seconda di come la si vede), rende poco convincente anche il sequel, nonostante le migliorie sul lato gameplay. Anche la storia è più interessante e meglio raccontata, ma ci sono fasi in cui non avevo la benché minima idea di dove andare o cosa fare, perché o il gioco non lo diceva o lo spiegava male. Vabbè poco male, era l’ultimo gioco, non faranno mica il terzo, vero?

Lightning Returns Final Fantasy XIIIE invece sì, beccatevi il terzo episodio, alla facciaccia vostra. Si riciclano i modelli dai giochi precedenti e si fa tornare un po’ tutti, viene introdotto un nuovo sistema di combattimento e si stravolge un po’ tutto. A quanto pare non bastava FFXIII, non bastava FFXIII-2 (che per alcune testate è addirittura il migliore Jrpg di sempre), no! Facciamo pure il terzo capitolo!

Lightning questa volta si muove e combatte sola soletta, all’interno di città e pianure con un framerate più ballerino di Ricky Martin, e tutto questo nonostante la presenza di texture a bassa risoluzione! All’inizio non mi era chiaro dove volessero andare a parare il gioco: ci si aggrappa sui muri e si salta tipo Kingdom Hearts, i combattimenti vedono Lightning combattere da sola (quindi chi ci resuscita se moriamo? Ah già), appena arrivati in città ci fanno indagare che neanche Detective Conan…ma a cosa sto giocando esattamente? Il sistema di combattimento in sé (sempre istanziato) è una rivisitazione di quello visto nei precedenti capitoli, ma che ci permette di spostarci (anzi, più precisamente “camminare”) e parare con lo scudo, in alcuni casi con una parata perfetta si azzerano i danni dei nemici, interessante! Sì, se non fosse che solo gli scontri iniziali sono uno contro uno, ma quando vengono introdotti gli scontri con più avversari contemporaneamente, iniziano anche i problemi. Il lock-on potrà essere ovviamente spostato da un bersaglio all’altro, ma non avviene nel modo comodo che potreste pensare. A questo punto, non si faceva prima a mettere direttamente un sistema di combattimento più action, tipo Kingdom Hearts? E invece no, Square-Enix fa un po’ e un po’, in modo tale da irritare sia gli amanti del combattimento a turni, sia gli amanti del combattimento action, ottimo lavoro.

Come se non bastasse, tutto è confuso (sia metaforicamente che letteralmente): non si capisce bene dove andare, cosa fare e QUANDO farlo. Per non farci mancare nulla, ci sarà un conto alla rovescia che determinerà ciò che potremo fare all’interno del gioco, dunque sarete perseguitati per tutto il tempo dall’ansia e dalla fretta per perdere meno tempo possibile, cercando di capire dove andare e cosa fare, ma immaginate il tutto con direttive e indicazioni oltremodo approssimative, degne dei Martians di Sesame Street.

Per farla breve, se avete finito i due giochi precedenti e volete mettere la parola fine a queste serie, vi troverete a giocare un Jrpg atipico, frustrante fin da subito, né carne né pesce, con un framerate scadente e con la consapevolezza che se gestirete male il tempo concesso dovrete ricominciare da capo. Mantenendo le statistiche, certo, ma pur sempre ricominciando da capo. Beh, in compenso potrete vedere LUI:

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Ma la vera domanda a questo punto è: perché te li sei comprati e giocati tutti e tre allora? Ve l’ho detto, Lightning, la colonna sonora e il cane con dieci poligoni. Un po’ poco per giustificare le ore buttate a giocare questa trilogia, onestamente non so neanche io cosa sto facendo. Sì, a qualcosa è servito in realtà: la vita è troppo breve per giocare tutti i Jrpg, quindi ora sapete quali NON giocare.

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