Lucky Star – Recensione Anime

A cura di Senpai

Una scuola, quattro ragazze, e le loro vite: tre semplicissimi ingredienti che da soli fanno il successo di una delle serie più amate di tutti i tempi. Ciò che tuttavia aggiunge, e come tale la differenzia sostanzialmente da Azumanga Daioh (antecedente principale dalla quale prende le tipiche meccaniche di svolgimento degli episodi) è una marcata parodizzazione del mondo otaku, immagine prepotente che tutti gli amanti del Giappone hanno del paese del Sol Levante.

E tutta la serie, infatti, è costruita in funzione di ciò. Le ragazze (inizialmente quattro, poi si aggiungeranno altre sei co-protagoniste) vivono una vita normalissima, tra scuola, amicizie e vacanze, ridono, scherzano, si divertono e vivono situazioni topiche della vita di ogni persona, ma… basta solo un’occhiata per capire che tutti i personaggi sono studiati in modo da rappresentare un certo stereotipo. Ad esempio, Kagami, dai codini viola, è la tsundere. Sua sorella, Tsukasa, è imbranata e impacciata. Miyuki è la ragazza tenera e occhialuta, che trasuda moe. E, mentre le tre precedenti incarnano personaggi tipici degli anime, la protagonista, Konata, è l’otaku per eccellenza: uno stereotipo del mondo reale, circondato da personaggi tipici del mondo degli anime. Una formula vincente, che permette allo spettatore di immedesimarsi perfettamente e di vivere le vicende, non solo guardarle. Del resto, Lucky Star è stata creata appositamente per la vasta fetta di pubblico otaku giapponese e non. E ciò è dimostrato anche dalle numerosissime citazioni di anime e videogiochi, sparse per tutta la serie, alcune più evidenti, altre meno (tra le tante, citiamo Suzumiya Haruhi no Yuutsu, Keroro, Code Geass, Fate Stay Night, Gundam, Pokémon, Full Metal Panic? Fumoffu, Soul Eater, Hokuto no Ken, Dragon Quest, Monster Hunter, MMORPG e Dating Sim di ogni tipo).
Il character design è volutamente estremizzato e semplificato al massimo.

Anche i fan meno sfegatati del mondo giapponese potranno trovare in Lucky Star un ottimo motivo per perdere quei 20 minuti a episodio nella semplice e geniale comicità, nulla di particolarmente esplosivo o esilarante, quanto piuttosto qualcosa di quotidiano, di familiare; nel realismo con il quale sono affrontate situazioni che veramente ognuno di noi vive in prima persona, e fa in modo che chiunque venga catturato nella visione. In sostanza, un must assoluto per chi fa di anime e manga la sua colazione, una visione piacevole per tutti gli altri, ma certo, a chi ancora non è esattamente dentro a questo mondo, consiglierei altro.

Nota by Drev: prima di guardare Lucky Star è necessario guardare Suzumiya Haruhi no yūutsu (la prima serie), poichè molte citazioni provengono da quest’ultimo, quindi molto importante per capire (e apprezzare) alcune citazioni.

+ Comicità Geniale
+ Paradiso per gli otaku
– Può annoiare, se non si è amanti del genere
– I meno esperti potrebbero non capire (e quindi non apprezzare) le citazioni

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