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L’E3 2019 potrebbe essere stato l’ultimo

Ci stiamo avvicinando all’estate, quel magico periodo dell’anno per tutti i videogiocatori in cui finalmente si accende il palcoscenico di Los Angeles e comincia l’Electronic Entertainment Expo.

Forse sarebbe più corretto dire “si accendeva”, non voglio essere pessimista, ma temo che senza neanche rendercene conto, l’E3 del 2019 potrebbe essere stato anche l’ultimo. Facciamo dunque un salto a quasi 11 mesi fa e proviamo a ragionare insieme:

  • Sony e Nintendo avevano già “abbandonato” la nave rispettivamente nel 2018 e 2013.
    Nintendo ha semplicemente cambiato format, passando da conferenza in diretta sul palco a video pre-registrato (e piuttosto in economia, se vogliamo) ovvero i Nintendo Direct.
    Sony invece ha proprio deciso di guidare la propria barca, con video pre-registrati denominati State of Play, piuttosto simili al format già adottato da Nintendo, ma con una pubblicazione totalmente indipendente da fiere o altre situazioni analoghe.
    Se nel caso di Nintendo sappiamo che bene o male un “rendez vous” nei pressi di giugno lo ricevevamo, insieme alle conferenze Microsoft, Ubisoft e altre grandi aziende, Sony in gergo fa “quel cavolaccio che le pare”.
  • Electronic Arts non ha imbastito una conferenza sul palco come gli anni precedenti, ma ha presentato quella che sembrava quasi una sagra di paese: evento all’aperto, EA PLAY 2019, a dir poco soporifero. Di certo non è ciò a cui ci ha abituato EA negli scorsi anni, e temo che quest’anno la situazione potrebbe ripetersi, anche se al chiuso.
  • Torniamo al 2020, il virus COVID-19, oltre alle conseguenze più gravi, ha anche impedito l’organizzazione di diverse fiere importanti a livello internazionale quest’anno, tra cui appunto l’E3, che si sarebbe dovuto tenere tra meno di un mese. Per quanto il cambio di format (e talvolta di finestra) di Sony, Nintendo e Electronic Arts fosse un indizio per l’inizio della fine, sembrava che la fiera quest’anno si sarebbe fatta comunque, ma cambiando format. Purtroppo successivamente, verso marzo, l’organizzazione stessa in formato digitale rende di fatto quasi inutile l’organizzazione di una fiera concentrata, lasciando quindi ogni software house ai propri canali di comunicazione, escludendo del tutto (almeno per quest’anno) la fiera losangelina.

Sono molto affezionato all’E3, mi ha regalato molte emozioni, chi li ha seguiti o ha visto anche solo alcune edizioni o eventi simili (come il BlizzCon) sa benissimo di cosa sto parlando: World Premiere, annunci a sorpresa, ospiti sul palco, il mitico Reggie… sono tutte sfaccettature che non puoi assolutamente cogliere con degli State of Play e Nintendo Direct senz’anima. Inutile che ci prendiamo in giro.

Microsoft sta comunicando meglio di Sony

È innegabile che il sottoscritto, per quanto ami tutto il panorama videoludico, abbia delle preferenze personali come videogiocatore, e queste sono Sony e Nintendo.
Tuttavia diamo a Cesare quel che è di Cesare: Microsoft si sta comportando molto meglio di Sony negli ultimi mesi, continua a rimanere in contatto con la sua clientela, facendo passare spesso direttamente o indirettamente messaggi come “stiamo lavorando per voi, non vediamo l’ora di mostrarvi a cosa stanno lavorando i nostri studios!”.
Microsoft non sta dormendo sugli allori, ha approfittato anche del TGA 2019 (The Game Awards 2019) per sfoggiare la forma della sua nuova console, la Xbox Series X.
Poche settimane fa, in pieno periodo COVID-19, sempre Microsoft ci ha proposto una diretta con alcuni teaser trailer e qualche breve video di gameplay di giochi attualmente in sviluppo previsti per Xbox Series X e PC. La diretta in questione era tutto tranne che perfetta o interessante come ci aspettavamo? Sì, può darsi, ma almeno ci stanno dando qualcosa.
E Sony “che fa?”, come recitava un famoso meme nel periodo del governo Renzi? Nulla. Non sta facendo nulla. Anzi, ha pubblicato un logo su Instagram, ha mostrato il pad e ha tenuto una conferenza puramente tecnica e soporifera (senza mostrare nemmeno un’immagine di gameplay). Morfeo ed EA PLAY state attenti, avete svegliato un nuovo nemico per una gara di sonno. Ah giusto, a quanto pare ci hanno anche confermato che PlayStation 5 sarà retrocompatibile con i giochi della PlayStation 4 e… basta, solo quelli.

Quindi ripeto, facciamo le giuste considerazioni, siamo quasi a giugno 2020 e di PlayStation 5 sappiamo ben poco, mentre Microsoft ha innegabilmente trattato molto meglio i propri fan. È una questione oggettiva, potete essere fan dello “schieramento” che vi pare, ma questo è un dato di fatto: Sony sta comunicando male, a singhiozzi, oppure non lo fa proprio.

Microsoft sa quanto ci teniamo noi videogiocatori alla fiera di Los Angeles di giugno, lo hanno detto loro stessi, e avrebbero fatto di tutto per proporci anche quest’anno una conferenza con i controcavoli dedicata a Xbox Series X (si può abbreviare XSEX?) e i giochi in arrivo per essa. Non si sa come si organizzeranno quest’anno, ma se non fosse stato per il virus, Microsoft sarebbe stata sul palco, come ogni anno.
Di Sony non sappiamo nulla, sappiamo solo che in teoria prima o poi farà una conferenza dedicata alla next-gen targata PlayStation, ma a differenza di Microsoft che bene o male ha ancora una deadline precisa e prevedibile, Sony fa il gioco del silenzio. E almeno questo gioco lo sta vincendo, se lo vogliamo ritenere un vanto, nel frattempo Microsoft macina consensi di pubblico, nonostante alcuni piccoli scivoloni.

I conti in tasca

Concludiamo questa prima resa dei conti pre-E3 con un pensiero: voglio fare i conti in tasca.

Di Sony, Nintendo, Microsoft, le “big three” attuali produttrici di console, penso si possa dire tutto tranne che siano società vicino al fallimento o in difficoltà.
Delle tre, nonostante abbia espresso chiaramente le mie preferenze nei paragrafi precedenti, quella che dal punto di vista puramente aziendale mi piace di più al momento è palesemente Microsoft.
Microsoft è l’unica delle tre che ci tiene ad avere ancora oggi, almeno una volta all’anno, un palco reale in cui parlare con il proprio pubblico (anche quello fisicamente presente in sala, ricordiamo). Microsoft ci tiene, ci investe sul suo pubblico, ci crede. E allora ci credo anche io, grande Microsoft!

Nintendo e Sony invece? Ancora una volta Sony scopiazza da Nintendo e propone anch’essa una serie di video pre-registrati senz’anima, con una carrellata più o meno interessante di titoli in uscita e in sviluppo. Nessuna reazione di pubblico, nessun coinvolgimento particolare, nessuno sul palco che ci parla in modo convincente della propria visione o aspettativa per il futuro. Perché no, mi mancano perfino le soporifere conferenze Microsoft degli anni passati, dove talvolta la metà del tempo era dedicata a dati, statistiche e… sì, perfino le opzioni per vedere la TV e il Football Americano su Xbox One.

Per carità, non credo che organizzare conferenze come quella di Sony del 2018 sia costato due noccioline e una pesca, ma non credo nemmeno che si parlasse di cifre incredibili, stiamo pur sempre parlando delle big three del panorama videoludico MONDIALE, suvvia. Se il problema sono veramente i costi di un’orchestra o chiamare un vip sul palco per fargli dire due cavolate per 5 minuti (ma non credo), toglieteli piuttosto, ma ridatemi i membri dello spicco degli staff più importanti del mondo videludico che parlano ai propri affezionati clienti. Che conferenze sarebbero state senza i mitici Ken Kutaragi, Reggie Fils-Aime o il compianto Satoru Iwata, citando giusto alcuni pilastri cardine che appartenevano al settore?

Per concludere vi dirò, sono un po’ preoccupato per ciò che questo 2020 rappresenterà per il futuro della fiera, tra virus, conversione obbligata (almeno per quest’anno?) alle presentazioni totalmente in streaming e altri accorgimenti, potrebbe veramente essere l’ultimo o penultimo anno di questa splendida iniziativa. E sono già pronto a dirlo: si stava meglio quando si stava peggio.

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