Klonoa – Recensione Wii

A cura di Sephi

Kaze no Klonoa: Door to Phantomile, questo il titolo originale all’uscita in Giappone nel lontano dicembre del 97 di uno dei titoli più promettenti di casa Namco, non che di un gioco che ha saputo già ai tempi della Playstation fondere lo stile unico e classico dei plataform 2D con il concetto di videogioco in tre dimensioni.
Il risultato era come lo definiscono alcuni un “2D e mezzo” che giocava sulle prospettive, per proporre in salsa platform un’avventura immaginaria ambientata nel mondo fantastico di Phantomile.
Questo titolo con i suoi personaggi, primo su tutti Klonoa, uno strano gatto con le orecchie lunghe che da il nome al gioco, con le sue ambientazioni, e con la storia praticamente invariati, ci viene riproposto ora per Wii, insieme ad un restyling grafico invidiabile e con i controlli ri-adattati al telecomando del Wii, sempre nei dovuti limiti imposti dal tipo di gioco. (Un platform di solito non necessita di un numero esorbitante di “tasti” per permettere un controllo completo delle azioni del personaggio)

Come i più attenti avranno già capito quindi, non giocheremo ad un sequel del primo episodio, che già esiste per Playstation 2, ma al “remake” del primissimo capitolo della serie.
Tutto inizia con uno strano sogno nel quale Klonoa nota una specie di dirigibile schiantarsi ed esplodere contro la cima della montagna del villaggio Brezza di Vento, dove il protagonista vive con il nonno.
Il nostro eroe perciò decide di andare a controllare cosa sia accaduto insieme all’amico Huepow una sorta di sfera blu volteggiante  che vive dentro all’anello magico di Klonoa e lo aiuta, grazie al potere del vento, a sbarazzarsi dei nemici.
Questo è in breve il prologo che darà il via alla storia, divisa prontamente in “Visioni” (Che fanno le veci di “livelli”) come fosse un sogno a cui assistere comodamente seduti sul divano mentre stringiamo in orizzontale il nostro fidato wii-remote.

Proprio così, in orizzontale, perché anche in questo “remake”, come è successo di recente con altri giochi come Wario Land Shake Dimension, si potrà giocare unicamente utilizzando il telecomando del Wii come un vecchio pad del super Nintendo.
Perciò quando si vorrà muovere il personaggio a destra e a sinistra basteranno le frecce direzionali del remote (Purtroppo sempre un po’ piccoline), mentre per saltare basterà la pressione del tasto 2.
Il tasto 1 invece ci permette di attaccare con il proiettile d’aria dell’anello di Klonoa, utile per gonfiare i nemici come palloni ed sfruttarli come una sorta di piattaforma extra per saltare ancora più in alto.
I controlli perciò si rivelano molto comodi e semplicissimi anche per i giocatori meno esperti, garantendo un gameplay preciso e affidabile, che di certo non può essere usato come scusa quando in quel punto il personaggio “non ha saltato”.
Per quanto riguarda però gli accellerometri del remote, a differenza di Wario Land Shake (il paragone viene spontaneo) non vengono utilizzati, e lo stesso dicasi per il puntatore. Tuttavia c’era da aspettarselo considerando che inizialmente il gioco è uscito per Playstation e quindi non è nato per il telecomando rivoluzionario di casa Nintendo.
Tenendo conto di tutto si può quindi essere più che soddisfatti del lavoro svolto dai programmatori nell’ambito del gameplay, che se non porta chissà quali innovazioni nell’ambito dei controlli com’era prevedibile, regala però grandissime soddisfazioni dal punto di vista della precisione calibrata dei salti e dei movimenti, e non è tutto!
Altra cosa degna di nota per quanto riguarda questo remake, che è talmente ben adattato da poter essere considerato liberamente come un gioco completamente nuovo, è infatti in primis la grafica, che è stata riadattata ai canoni grafici del Wii, grazie ad un cel shading morbidissimo, tecnica ormai consolidata in parecchi giochi, e ad uno stile in genere fumettoso e cartoonesco che ci accompagna durante tutta l’avventura.
Ma le note positive non finiscono qui, infatti come detto all’inizio, il gioco è si un rappresentante dei più classici platform 2D, ma l’originalità di questo titolo sta nel fatto che al giocatore viene data non solo la possibilità di spostarsi nel mondo di Phantomile unicamente nelle due dimensioni da sinistra verso destra o viceversa, ma anche e sopratutto in profondità negli scenari!
Ed è qui il tocco di classe che offre maggior profondità al gioco donando uno sprint in più al gameplay, che altrimenti rischiava di essere monotono nel caso in cui l’azione si fosse svolta solo e unicamente da sinistra verso destra. Questo porta con sé tutta una serie di conseguenze piacevoli ed elementi stimolanti tra i quali per esempio il gioco di prospettive grazie al quale quello che a prima vista poteva sembrare un vicolo cieco, si rivela un ostacolo aggirabile in profondità, oppure tanto per citarne un altro il fatto che alcuni nemici appaiono sullo sfondo e posso sembrare innocui data la distanza, sono in grado di lanciare oggetti di vario genere in grado di raggiungere Klonoa oppure di saltare in primo piano per ostacolare il nostro eroe di persona. 
In alcuni casi potremmo salire su veicoli o bizzarri mezzi di trasporto come carrelli da miniera o piattaforme volanti, che ci porteranno in profondità su altri livelli dello stage rivelando così la natura 3D del gioco che spesso e volentieri sarà la chiave per risolvere alcuni piccoli, ma numerosi, enigmi che si incontrano strada facendo.

Grazie a tutto questo ovviamente oltre che il gameplay ne risente fortemente anche la longevità, che è incrementata seppur di poco dall’alto numero di strade alternative che una visuale in “finto 3D” permette, oltre che lo spirito di esplorazione che per la prima volta troverà libero sfogo, ovviamente con i dovuti limiti imposti da un platform, genere nel quale di solito c’è ben poco da esplorare.

Per quanto riguarda il sonoro il discorso è breve, le musichette sono le stesse dell’originale e la scelta pare molto azzecca.
Gli effetti sonori come anche i versi di Klonoa e dei nemici sono simpatici e più di una volta capaci di strappare un sorrisetto.

Detta così il gioco sembra perfetto sotto ogni punto di vista, cosa che non è del tutto vera.
Il remake del vecchio titolo della Namco non è infatti esente da difetti, in primis lo stesso fatto di essere un remake può essere un lato negativo per coloro che giocarono all’originale anni fa anche se come detto con tutte queste novità è praticamente da considerarsi un gioco nuovo.
Altra piccola pecca potrebbe essere il fatto che il remote sia stato sfruttato unicamente come pad e che quindi tutte le altre sue funzioni nel gioco siano vane, ma questa scelta era quasi obbligata in questo caso dove i tasti da usare sono pochissimi e accelerometri e puntamento non sarebbero serviti a molto.
La cosa che invece lascia un po’ l’amaro in bocca è l’eccessiva facilità del titolo, che riguarda non tanto i livelli, che seppur raramente hanno anche passaggi ostici, o i nemici comuni, che all’inizio sembrano “paciocconi” e indifesi, ma nelle fasi più avanzate sanno il fatto loro e per ostacolarvi sono disposti anche ad utilizzare armi come palle chiodate o a sputare fuoco, ma riguarda piuttosto i boss.
Infatti gli scontri con i bizzarri “mostroni” di fine livello, che sono tra l’altro caratterizzati benissimo, sono sì realizzati magistralmente e richiedono un pizzico di strategia visto che ognuno di questi avrà un modo unico, particolare e il più delle volte anche buffo per essere sconfitto, ma il problema è che i punti deboli sono fin troppo evidenti e l’intelligenza dei boss si avvicina pericolosamente allo zero.
Il risultato è pertanto uno scontro di 3 o 4 minuti massimo, che impegnano ben poco persino contro i boss più avanzati.

Altra decisione opinabile (seppur non si può parlare di difetto) riguarda il doppiaggio.
Nel gioco originale Klonoa e i suoi amici parlavano infatti la lingua immaginaria di Phantomile, mentre nel remake sono doppiati in inglese nella versione usa e pal e in giapponese nella versione nipponica.
Fin qui nulla di strano, e il doppiaggio giapponese è ottimo. Lo stesso non si può dire però di quello inglese che lascia veramente a desiderare e rovina un po’ l’atmosfera magica del gioco.
Fortunatamente però, tra le opzioni rimane la possibilità di cambiare lingua e giocare con quella immaginaria di Klonoa come succedeva su psx.
Discorso che vale a parimodo per la versione italiana che è stata doppiata nella lingua nostrana in maniera non del tutto soddisfacente, seppur notevolmente meglio che nella controparte americana.

Detto questo Klonoa: Door to Phantomile rimane uno dei remake migliori che si siano mai visti su Wii, con la sua atmosfera fiabesca riesce sempre a divertire. I dialoghi di cui si parlava sopra sono ,doppiaggio buono o meno, sempre spassosi e il tutto è farcito con un gameplay e una giocabilità davvero ottime e con una caratterizzazione dei personaggi accattivante che vi farà innamorare di Klonoa e dei suoi amici (e nemici)
Consigliato fortemente anche a chi ha giocato all’originale.

Grafica: 7.5
Sonoro: 8
Giocabilità: 9
Longevità: 6.5
TOTALE: 7.5

+ Restyling grafico ben riuscito
+ Musiche divertenti e orecchiabili
+ Giocabilità eccellente e divertimento assicurato
+ Ottima caratterizzazione dei personaggi
– Davvero troppo facile
– Pur sempre un remake, quindi meno originale per chi ha giocato al titolo per psx
– Doppiaggio che lascia un pò a desiderare sia nella versione Usa che Eur

One Comment

on “Klonoa – Recensione Wii
One Comment on “Klonoa – Recensione Wii
  1. Praticamente finito su PS1 tanti anni fa, mi piaceva molto, per non parlare delle musiche.
    Mi ero dimenticato del remake per wii, prima o poi mi sa che mi gioco e finisco direttamente questo, visto che probabilmente dell’originale non ho più i salvataggi… 🙁

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