Darkstalkers Chronicles: The Chaos Tower – Recensione PSP

A cura di Pie

Uscito nel 2005, Darkstalkers Chronicles: The Chaos Tower è, esattamente , una trasposizione su PSP del titolo originale apparso su Dreamcast, di cui riprende tutte le caratteristiche, a cominciare dalle cinque modalità di gioco: Arcade, Tower, Network e Training con l’unica differenza che, nella versione portatile, ci troveremo di fronte a una specie di “best of” dei vari titoli della serie.

Modalità

Nella prima modalità dovremo affrontare i personaggi controllati dalla CPU nei vari stage, fino allo scontro finale con il boss di turno, scegliendo una delle tre modalità proposte, le quali si rifanno, per caratteristiche tecniche, a Darkstakers, Night Warriors e DS3. Nella modalità Tower, invece, saremo impegnati nella scalata della Torre del Caos (come da titolo), strutturata in piani, avendo a disposizione tre lottatori, attraverso i quali ci scontreremo più volte con i personaggi del gioco, in diverse condizioni di combattimento che ci impediranno di utilizzare mosse a base di calci o pugni o che prevedono l’impossibilità di parare gli attacchi avversari. Altre condizioni, o obbiettivi, saranno di esecuzione facoltativa, come la sconfitta dell’avversario previa EX Hit o in un limite massimo di dieci secondi, e ci consentiranno di avanzare nella nostra “avventura” più velocemente, saltando alcuni piani, giungendo, ogni dieci di questi, allo scontro in difficoltà avanzata con uno dei personaggi. Tale modalità è, inoltre, strutturata come la fusione tra Avventura e Sopravvivenza, poiché ogni danno subito in combattimento, persisterà nella barra della resistenza, a meno che non si decida di lasciare come riserva il personaggio (o i personaggi) maggiormente danneggiati, che riprenderanno un certo quantitativo di energia dopo ogni scontro, soprattutto quelli finiti con un Perfect. In caso di sconfitta, però, non saranno più utilizzabili.
In Network potremo giocare con un amico, utilizzando la connessione wireless, tramite le modalità Versus, ovvero la classica “uno contro uno”. In Limit Battle, la CPU stabilirà una serie di handicap da applicare ai giocatori, e la modalità Legue consiste in un torneo in cui i giocatori si scontreranno in base alla loro posizione in classifica. Con la modalità Training sarà possibile allenarsi con il nostro lottatore preferito, per apprenderne le tecniche e per affinare le proprie capacità di combattimento.

Esteticamente parlando

Il comparto grafico del gioco si attesta su ottimi livelli, sfoggiando una veste 2D sapientemente realizzata in stile manga, il cui concept attinge a piene mani dai classici della letteratura e del cinema fantastico e horror, soprattutto per quanto riguarda i personaggi. Infatti, nel roster fornito di 18 lottatori, ritroveremo vampiri, licantropi, zombie e emuli del mostro di Frankenstein, ma anche personaggi più vari come guerrieri e robot, tutti legati allo stesso tema. Anche la caratterizzazione dei medesimi è molto buona sia nell’aspetto, con particolari minuziosi, sia nel “comportamento”, abilmente modellato sulla loro natura (la vampira Lilith, ad esempio, è una vera pervertita). Stessa cosa anche per gli scenari, che riprendono luoghi lugubri e “goticheggianti” come stanze di tortura, castelli sontuosi e foreste magiche ma anche location comuni come i grattacieli di una fantomatica metropoli e vicoli malfamati, tutti arricchiti da oggetti in movimento su sfondo. Tuttavia, in alcuni casi, entrambi non si dimostrano all’altezza, accostando personaggi carismatici, rimasti tutt’ora nelle menti dei giocatori, ad altri di scarsa presenza, se non addirittura ridicoli. Alcune delle location degli scontri, invece, sembrano poco ispirate, presentando fondali scialbi e statici. Poco appagante il comparto sonoro, con musiche dimenticabili che abbracciano fin troppo toni gravi e stereotipati dal tema horror o che, comunque, risultano anonime e molto ripetitive alla lunga, portandoci a concentrare l’attenzione sugli effetti sonori, tutti piuttosto buoni e in grado di rappresentare piacevolmente artigliate e squartamenti dei duelli. Nota negativa anche per i controlli, aspetto già reso deludente dal pad di PSP, che si presta con mediocrità con qualsiasi picchia duro, ma non solo, poiché risultano di difficile comprensione, specialmente per i neofiti o per coloro che hanno a che fare per la prima volta con un simile titolo, a causa di una lista delle combo praticamente assente, eccezion fatta per quella riguardante le EX Hit, consultabile solo qualora si applichi un sistema di controllo facilitato che permette di eseguire velocemente diverse combo, come quelle sopra citate, che necessitano di almeno una barra di Dark Force piena, visualizzabile nella parte bassa dello schermo. Purtroppo, i controlli facilitati fanno sì che tasti adiacenti servano ad eseguire la medesima mossa, rendendo un po’ confusa l’azione. Le combo, comunque, sono belle da vedere e ben si confanno alla natura dei personaggi, anche se alcune sono le stesse per diversi di loro e altre si rivelano essere inefficaci, come quelle a distanza, poiché danno all’avversario il tempo di mettersi in difesa.

Pregi e problemi di un porting

L’inserimento delle tre modalità di gioco non cambia di molto le carte in tavola, dato che , preferirne una ad un’altra, apporta solo lievi cambiamenti alle nostre partite, come un sistema di scontro a round sostituito da uno a vite, o la possibilità di utilizzare più barre di Dark Force, anziché una. Esattamente come i quattro stili di combattimento (DS, NW, DS3 e DS3 SP), applicabili soltanto in tema di EX Hit.

Come se ciò non bastasse, Darkstalkers possiede una difficoltà molto sbilanciata, settata a livelli standard fin troppo bassi per chiunque vi si applichi, anche per un principiante, rivelandosi utile, al massimo, per un primo giro, in cui prendere familiarità con il sistema, ma dopo poche partite sembrerà di essere dei veri e propri campioni, persino contro lo stesso boss, figura da sempre sinonimo di difficoltà elevate e di scontri al limite del baro. Questo, soprattutto se si considera il fatto che in alcuni scontri, la maggior parte di questi in modalità Tower, vi è una improvvisa impennata della difficoltà, che lascia spiazzato il giocatore. Per avere un livello di sfida a livelli soddisfacenti si dovrà, quindi, manipolare non poco il menù delle opzioni di gioco, ma basterà perdere un solo incontro per vedersi riportata a zero la difficoltà, come se si stesse affrontando il primo stage. Un fattore, questo, che non aiuta per niente una longevità sotto tono, a causa di una modalità Arcade che prevede solo sei stage, un po’ poco per gli standard di un titolo come questo che affida le sue speranza alla modalità Network e Tower, in cui si possono sbloccare, piano dopo piano, artworks di ottima fattura ma anche filmati ripescati dai vari titoli della saga e, inutile dirlo, altri personaggi. Tutto ciò dovrebbe contribuire ad allungare di molto il tenore di vita di questo titolo, se non fosse altro che ogni volta dovremmo ricominciare la scalata della torre, anche avendo già salvato i propri progressi.

Conclusioni

Darkstalkers Chronicles: The Chaos Tower si sforza di essere un titolo accettabile tra i tanti porting che Capcom ha approntato in vista dell’uscita della portatile Sony, ma con scarsi risultati, a causa di una longevità mediocre e di una difficoltà scarsa persino per un neofita, senza parlare del sistema di controllo e del comparto sonoro, soltanto discreto. Peccato, perché dopo una rivisitazione così ben riuscita come quella di Ultimate Ghosts ‘n’ Goblins, Capcom poteva sicuramente fare di più nel livellare problemi e difetti di un gioco che propone una grafica e dei personaggi davvero interessanti.

Grafica: 8
Sonoro: 5
Giocabilità: 6
Longevità:5.5
Totale: 6

+ Grafica piacevole
+ Alcuni personaggi e location riusciti
+ Tanti extra da sbloccare
– Musiche ripetitive e senz’anima
– Difficoltà mal bilanciata
– Controlli non sempre chiari
– Longevità altalenante

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.